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Lettera Aperta al Ministro Spadafora

Ministro, ci aiuti a tornare a respirare. 

 

Al Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport
Dott. Vincenzo Spadafora


Via della Ferratella in Laterano, 51

00184 ROMA

 

 

Torino, li 12 Gennaio 2021

Egregio Ministro,

in questi primi giorni del 2021 Le scriviamo dopo un anno di lockdown alternati che ha sfibrato i nostri muscoli e le nostre menti seppur bene “allenate” da oltre 40 anni di attività nelle nostre arti marziali.

 

Siamo un’Associazione Sportiva Dilettantistica di Torino, una di quelle realtà cui spesso ci si riferisce come hobbistica, talvolta amatoriale, di certo non professionale nè tantomeno professionistica. Per questi e altri fraintendimenti, come quello che non considera lo sport come fondamentale per una società in salute, fisica e mentale, siamo sempre stati “in coda” alle preoccupazioni di ogni governo, che fosse esso territoriale o centrale, più impegnati a contrastare l’emergenza sanitaria e poi quella economica. Nel paradigma della produttività non si tiene in considerazione l’alto valore sociale ed economico, del nostro stare in piedi.

Con le nostre attività i giovani istruttori hanno la possibilità di formarsi, di gravare sempre meno sulle famiglie e sugli ammortizzatori sociali, riducendo per sé stessi e per gli atleti di ogni età la spesa pubblica in ambito medico con una vasta prevenzione e riducendo i fenomeni di devianza per la gioventù.

 

Il Covid ha fermato le nostre attività, ci ha costretti in casa durante il primo lockdown, spesso davanti ad uno schermo, a riscoprire ancor più profondamente quanto le nostre attività siano indispensabili.

Le aperture a singhiozzo o l’impossibilità di mantenere lo stesso livello di standard dei nostri sport ha abbattuto il numero dei partecipanti, oltre che impedendo l’apertura delle sedi site nelle palestre scolastiche, nel periodo primaverile-estivo non riuscendo quindi a fornire il sollievo in cui speravamo. Il nostro adeguarci immediatamente alle norme di prevenzione Covid ha permesso la drastica riduzione della possibilità che dalle nostre strutture si propagassero focolai di contagio, ma questo sforzo, programmatico ed economico, ci sembra non sia stato preso in considerazione da chi avrebbe potuto o dovuto discernere tra ciò che era giusto fermare e ciò che avrebbe potuto continuare in sicurezza.

 

Ministro, abbiamo sperimentato anche noi l’attività online, cercando di promuovere una possibilità di “riduzione del danno”, per scoprire, nel vedere una partecipazione degli associati di circa il 3%, che ciò che rende unico ciò che facciamo non è la tecnica o la performance ma, ancor più che per i cosiddetti agonisti, ciò che rende unico ciò che facciamo sono le relazioni umane, la socialità e  il contatto, sensoriale, emotivo, educativo – il confronto in cui può trasformarsi anche uno scontro, quando è possibile guardarsi negli occhi, tenersi le mani, senza filtri, senza schermi, tastiere, microfoni e videocamere. E non c’è piattaforma online che possa replicare anche solo in minima parte la bellezza – e l’umanità – delle attività di matrice psico-fisica che noi e altre migliaia di operatori in tutta Italia portiamo avanti.

 

I ristori hanno sfiorato certo anche noi, ma con dinamiche incomprensibili: l’esclusività di uno o dell’altro, ad esempio, ha fatto sì che una realtà facesse richiesta per un ristoro, ad esempio, di 2 e questo precludesse la possibilità di richiederne uno, promosso successivamente dalla Pubblica Amministrazione, di 5. E ancora la proporzionalità dei ristori con “il fatturato”, fatturato che, ricordiamo, è per sua natura commerciale, e riguarda le ASD solo in piccolissima parte rispetto all’attività istituzionale (le quote di partecipazioni ai corsi).

A livello territoriale le spese correvano e corrono – le utenze, gli affitti (nel nostro caso oneri di concessione alla Città), la manutenzione aggiuntiva, le spese per i collaboratori - e l’affaticamento del primo lockdown è diventato la disperazione del secondo.

La proposta di tenere lezioni all’aperto non è percorribile nell’inverno del Nord Italia - con le sue bassissime temperature, frequente pioggia e neve: avventurarsi in maniera continuativa in tale direzione, oltre a precludere la partecipazione dei bambini ad essere quindi solo per pochi adulti, rischierebbe di incrementare la possibilità che i nostri associati si influenzino, concorrendo alla ben nota congestione delle strutture sanitarie quandanche periferiche.

In ultima istanza Ministro, le chiediamo di sforzarsi maggiormente affinché le realtà sportive del nostro Paese possano riprendere a vivere in sicurezza, con le capacità organizzative che abbiamo già dimostrato. Rispettando le regole, aiutateci a riprendere a vivere.       
Come le foreste sono il polmone del Pianeta, lo sport è il polmone della società: ciò che ci fa correre, ciò che ci fa espellere tossine (anche interiori), ciò che ci fa crescere come esseri umani, ciò che ci rigenera, ciò che ci fa letteralmente respirare. Ci aiuti, Ministro, a ricominciare a respirare.

L’Associazione Yoshin Ryu

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