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Diari tecnici || Tecniche di Caduta

Nel Jūtaijutsu grande importanza viene assegnata alle tecniche di caduta al suolo. 

Dal punto di vista didattico e tecnico occorre ricordare che, quando utilizziamo il termine “fondamentali”, “basi” (kihon), indichiamo metaforicamente le fondamenta di una costruzione: su di essi si costruiscono le altre tecniche, essi sono la premessa senza il quale il resto non esisterebbe. 
L’interdipendenza dei metodi specifici riguarda ogni aspetto della nostra Scuola: dalle tecniche di caduta derivano le proiezioni a terra, le leve articolari e le pressioni sono connesse agli atemi, i metodi armati derivano dal corpo libero, la difesa si trova nell’attacco, nel corpo vi è lo specchio della mente e viceversa. 
Questa concatenazione tecnica rende il Jūtaijutsu una disciplina complessa e ricca, ma necessita al contempo di frequenza continua ed una pratica che, volendolo, può durare tutta la vita.

Il termine Ukemi 受け身 significa all'incirca "accettazione". Con una tecnica di questo genere non ci si oppone alla forza esterna, ma la si riceve, la si accetta, convertendola affinché non risulti dannosa. Questo è il concetto filosofico di matrice taoista che sta alla base di queste come di altre tecniche nel Jūtaijutsu: ci si addestra a reagire alle avversità in maniera non oppositiva, come i rami del salice sintetizzati nel nome della Scuola Yoshin Ryu, trasformando il nero in bianco. In altre parole non si nega la possibilità di cadere, la fragilità o l'errore, ma si reagisce positivamente senza farsi abbattere. In Giappone si dice "Nana korobi ya oki" - "cadere sette volte, rialzarsi otto".
 

Le tecniche di caduta (Ukemiwaza) sono uno dei primi argomenti ai quali si viene eruditi. Esse possono a grandi linee suddividersi in 3 categorie principali: 

  • rotolamenti/evasioni (kaiten)
  • atterramenti (ukemi)
  • spostamenti

 

I rotolamenti sono metodi che prevedono la dissipazione dell’energia cinetica scaturita da un evento improvviso (quale un lancio, un inciampo o la necessità di superare un ostacolo). Tale dissipazione avviene attraverso la suddivisione in piccole parti della zona di impatto del proprio corpo, dando vita al rotolamento. Tali rotolamenti iniziano con il praticante in piedi e terminano sempre da in piedi. Possono essere utilizzati anche come metodi evasivi, o per recuperare una posizione di equilibrio dopo averla perduta. La forza viene dissipata in maniera circolare intorno ad un perno centrale, con un andamento parallelo al suolo.
Il livello di silenziosità in particolare dei rotolamenti denota la capacità di controllo corporeo, lo scopo è offrire meno “spigoli” che possano assorbire erroneamente l’impatto.
Fanno parte di questa categoria l’avanti dx e sx (zenpo kaiten), la caduta all’indietro (koho kaiten).
 

Kaiten rotolamenti

Gli atterramenti sono invece tecniche tendenzialmente più “violente”, ove un qualche genere di blocco meccanico o la dinamica della spinta esercitata sul corpo del praticante impedisce un rotolamento vero e proprio. In questo caso l’impatto viene dissipato in modo semi-circolare intorno ad un perno laterale (quindi a bascula - non in rotazione completa, con un andamento ad arco), nella maniera più economica possibile limitatamente a quella specifica dinamica. 
Negli atterramenti la “battuta” sul tatami è utile, ma non sempre indispensabile, per il dissipamento dell’energia cinetica, e offre tra l’altro una più ampia superficie di impatto (e quindi una maggiore distribuzione della forza).
Negli atterramenti dobbiamo annoverare i chugaeri, le “cadute a ponte in avanti”, “a ponte all’indietro”, le due cadute con molleggio, le laterali (yoko ukemi).

Ukemi - atterramenti

Gli spostamenti sono essenzialmente movimenti che non vengono intrapresi in seguito ad una forza esterna, ma messi in atto autonomamente dal praticante: sono le “Cadute Jūtaijutsu”, che permettono di passare da una posizione ad un’altra in modo rapido e furtivo. 

Il perfezionamento delle tecniche di caduta può non finire mai.
Contrasto alla passività, reattività, velocità, conoscenza della “biomeccanica”, della fisica, dell’anatomia, controllo respiratorio e corporeo più in generale, controllo emotivo, rafforzamento ed elasticità muscolare sono gli ingredienti di questa affascinante e irrinunciabile branca del Jūtaijutsu.  


Maestro Christian Russo

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